Emanuela

Come ho vissuto il mio anello 

Amo essere donna con tutti i suoi pro e tutti i suoi contro.

A volte sento dire ad altre donne “se rinasco, voglio essere uomo”: io no, non ci penso nemmeno, nonostante le difficoltà e a volte la fatica di essere donna. Nonostante le paure e la lontananza anni luce dalla parità con gli uomini. Amo le mie contraddizioni, le mie paranoie e tutto quel bagaglio di sfumature e di sentimenti che ci sono valsi il soprannome di “sesso debole”.

E non mi lamento di cose che altre reputano seccature: per me fanno parte del gioco. Né vivo come un peso il prendermi cura di me stessa: mi piace, mi diverte, mi stuzzica la fantasia. Non mi vesto per essere bella né per apparire magra né per apparire giovane: mi vesto per esprimere me stessa e attraverso gli abiti e gli accessori mi piace comunicare.

Per questo mi piacciono in particolar modo i gioielli. Colleziono bijou da quando avevo 15 anni: mi piacciono le cose strane, particolari o con un significato intrinseco. Amo i materiali più disparati: il mio criterio di scelta non è la preziosità commercialmente attribuita, bensì il valore che gli oggetti assumono per me.

Amo le forme, amo i messaggi più o meno nascosti, amo i ricordi o le cose nuove nelle quali mi sento subito a mio agio.

Quando mi hanno chiesto di indossare un anello della collezione Shame mi sono subito incuriosita. Perché? Perché l’invito portava una parola magica: “vivere”, ovvero vivere un gioiello per capire che sensazione ti dà e cosa ti comunica. Mi piace, corrisponde al mio concetto.

Da sempre, da quando l’essere umano ha iniziato a indossare oggetti per ornarsi, tali oggetti sono diventati dei simboli e un codice di linguaggio e di comunicazione. A volte amuleti, a volte simbolo di potere o di stato sociale, a volte simbolo di appartenenza.

E io li vivo proprio così, come simboli e messaggi. Per questo non scelgo mai i miei gioielli a caso, per questo rifuggo i pezzi banali.

Questo anello che indosso anche ora, mentre scrivo, reca l’incisione di un’ombra femminile, simbolo nel simbolo. Simbolo quanto mai di straordinaria attualità, fra diritti delle donne calpestati in molti paesi e femminicidi consumati in altri ancora cosiddetti evoluti.

In questo anello io vedo un simbolo di forza, un’anima che vola leggera sopra molte cose: vedo quella femminilità di cui parlavo in principio e della quale sono straordinariamente orgogliosa.

Il nome della collezione è Shame e questa parola inglese si può tradurre in tanti modi: significa vergogna, peccato ma anche pudore. Vergogna per quei diritti calpestati, per esempio.

Ma sono una persona positiva e il significato che scelgo è il terzo: pudore e senso di protezione verso quella femminilità a volte un po’ ostentata da noi donne e che io vorrei tornasse a una dimensione più intima e privata. Pudore perché sono orgogliosa di essere donna e non ho bisogno di dimostrare niente a nessuno.

Mi piace questo anello Shame… mi ha fatto fare un sacco di riflessioni sull’essere donna.

http://www.aglitteringwoman.com/

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